13.05.2005 DIGITALE TERRESTRE SÌ, MA NEL 2010
Le associazioni dei consumatori: lo switch off va rinviato, meno di 2 milioni i decoder venduti sugli oltre 50 di televisori in Italia

 
 
 
ROMA
- «E' tempo di contro-informazione sulla tv digitale terrestre». L'annuncio arriva dalle associazioni dei consumatori che si sono date appuntamento a Roma per stilare il cahier de doleances della tv del futuro. Con loro i rappresentanti delle reti locali e delle radio, seduti tutti insieme intorno a un tavolo. «Non siamo stati invitati alla conferenza ufficiale sul digitale terrestre in Sardegna, non ci restava che organizzarne una nostra: un contro-Forte Village» racconta Mauro Vergari, responsabile del settore telecomunicazioni e nuove tecnologie di Adiconsum, che ha promosso l'incontro insieme al Movimento di difesa del cittadino.
Così, mentre al
Forum della Publica amministrazione in corso a Roma sfilano i progetti pilota di T-governement (la Rai prevede oltre 150 milioni di ricavi fino al 2010 dai servizi pubblici erogati attraverso il televisore) e il ministro Landolfi decanta la nuova tecnologia («Il digitale terrestre è una grande scommessa che dobbiamo vincere, è uno strumento di sviluppo del tessuto produttivo e di rilancio della competitività del Paese»), al Centro Congressi il tema è «Digitale terrestre, da rivoluzione tecnologica a problema per le famiglie». Nessuno qui mette in discussione che si tratti di un traguardo irreversibile.

RINVIARE LO SWITCH OFF- Sotto accusa è, invece e innanzittutto, la tempistica del cosiddetto «switch off», il passaggio dalla tv analogica a quella digitale terrestre. La data prevista dalla legge Gasparri, dicembre 2006, va spostata almeno al 2010, chiedono a gran voce tutti i partecipanti al forum: «I consumatori non sono pronti a passare a questa tecnologia. A colpi di incentivi i decoder venduti in un anno non arrivano a due milioni. Ne mancano oltre 50 milioni, tanti sono i televisori in Italia: come si può pensare di riuscire ad attrezzarli in 19 mesi?» chiede Vergari polemicamente.

LE RICHIESTE DELLE TV LOCALI